Contributi allo smaltimento nuovamente nel mirino

15.05.2019

Alla fine di aprile, un articolo della NZZ riferiva che la Confederazione intende sfoltire la giungla delle sovvenzioni e, a tale scopo, avrebbe incaricato il Controllo federale delle finanze di procedere alle verifiche del caso.

Secondo l’esito di questi controlli, pare che esista la possibilità di «prendere in consi­derazione» anche l’abolizione dei contributi allo smaltimento, importanti per il settore della carne. Occorre considerare che la Confederazione, nell’ambito della Politica agricola 2022 (PA 22+), aveva appena messo seriamente in discussione anche la prestazione indigena annua di circa 43 milioni di franchi nell’ambito delle importazioni di carne. Siamo d’accordo sul fatto che è perfettamente legittimo mettere in discussione regolarmente i vari provvedimenti, anzi, ciò contribuisce alla buona gestione di ogni azienda o istituzione. È però interessante sapere che i contributi allo smaltimento ai sensi dell’articolo 45a, capoverso 5 delle Legge sulle epizoozie, non devono superare le entrate delle casse federali risultanti dalla messa all’asta dei contingenti doganali di bestiame da macello e carne. Da ciò è lecito dedurre che, fino a quando i ricavi della vendita all’asta dei contingenti superano i contributi allo smaltimento, l’ammontare attuale di questi ultimi non risulta essere in pericolo. Inoltre, tali contributi vengono de facto finanziati già oggi tramite la catena alimentare della carne! Quindi non sorprende se, nell’ambito della consultazione sulla PA 22+, nella fattispecie in merito alle proposte di abolire la prestazione indigena e di impiegare i contributi allo smaltimento per finanziare un centro per la salute degli animali esclusivamente attingendo al «gruzzolo» delle aziende di macellazione, le autorità abbiano avvertito un vento gelido. Occorre sperare che le numerose osservazioni risultanti dalla consultazione facciano l’effetto auspicato, facendo riconoscere anche agli uffici federali competenti che si può avere «il soldino» oppure «il panino»: avere entrambi è impossibile! Se non dovesse prevalere il buonsenso, rimane un’unica cosa da fare: avviare con determinazione la discussione volta ad ottenere l’aumento dell’attuale 40% delle prestazioni indigene al 100%.

Ruedi Hadorn, direttore dell’UPSC

 
 
 
 
Elis Welti, Capo Comunicazione e sost. direttore UPSC
 
 
 
 
 

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